Jeffrey Dahmer

serial killer, cannibale e necrofilo americano (1960-1994)

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Jeffrey Lionel Dahmer
Jeffrey Dahmer HS Yearbook.jpg
Immagine giovanile di Jeffrey Dahmer
SoprannomiIl cannibale di Milwaukee, Il mostro di Milwaukee
NascitaWest Allis, 21 maggio 1960
MortePortage, 28 novembre 1994
Vittime accertate17[1]
Periodo omicidi1978; 1987 - 1991
Luoghi colpitiMilwaukee, Ohio, Wisconsin
Metodi uccisioneStrangolamento, Accoltellamento
Altri criminiStupro, necrofilia, cannibalismo, squartamento, atti osceni, adescamento di minori
ArrestoMilwaukee, 22 luglio 1991
Provvedimenti15 ergastoli[1][2][3] (per un totale di 957 anni di carcere[4])
Periodo detenzione22 luglio 1991 - 28 novembre 1994

Jeffrey Lionel Dahmer (West Allis, 21 maggio 1960Portage, 28 novembre 1994) è stato un serial killer statunitense.

Conosciuto anche come "The Milwaukee Cannibal" (Il Cannibale di Milwaukee),[1][2][3] fu responsabile di diciassette omicidi effettuati tra il 1978 e il 1991 con metodi particolarmente cruenti (contemplando atti di violenza sessuale, necrofilia, cannibalismo e squartamento), fu condannato nel 1992 alla pena dell'ergastolo[1] per poi essere ucciso, due anni dopo, da Christopher Scarver, un detenuto sofferente di schizofrenia.[4]

Biografia

Infanzia e adolescenza

Jeffrey Dahmer nacque il 21 maggio 1960 a Milwaukee[1][2], nel Wisconsin, come figlio primogenito di Lionel Harbert Dahmer (1936-), all'epoca studente iscritto alla facoltà di chimica alla Marquette University di origini tedesche e gallesi[3], e Joyce Annette (nata Flint; 1936-2000), un'istruttrice di telescriventi di origini scozzesi ed irlandesi.[4][5][6] Egli visse, malgrado alcuni problemi di salute dovuti ad un'ernia inguinale,[5] un'infanzia tranquilla fino all'età di sei anni[5][7] (contrariamente a quanto affermano altre fonti biografiche, secondo cui Dahmer visse in un clima familiare molto inquieto e violento e che finì vittima di un vicino di casa che, più volte, lo violentò[8][9]), quando la sua famiglia si trasferì a Doylestown, Ohio.[10] A partire da quell'età, Dahmer sviluppò un carattere chiuso e apatico,[5][6][11][12] sia per l'eccessiva lontananza di suo padre Lionel a causa dei suoi continui impegni accademici, che per la grave forma di depressione di cui soffriva la madre Joyce, già ipocondriaca da tempo, motivo per cui richiedeva cure costanti e passava gran parte delle sue giornate a letto.[4][11] Di conseguenza, nessuno dei due genitori dedicò molto tempo al figlio, che in seguito ricordò di essersi sentito "incerto sulla solidità della famiglia" fin dalla tenera età,[4][5] ricordando peraltro le numerose liti tra i suoi genitori durante i suoi primi anni.[12] Quando Joyce partorì per la seconda volta a dicembre, lasciò che fosse Jeffrey a scegliere il nome del suo fratellino, che fu chiamato David.[13]

Dal 1968 in poi, il piccolo Jeffrey incominciò a collezionare resti di animali morti che usava seppellire nel bosco situato dietro l'abitazione dei genitori a Bath Township, in Ohio[11][14], dove la famiglia si era trasferita pochi mesi prima.[6] Due anni più tardi chiese al padre cosa sarebbe successo alle ossa di pollo qualora fossero state immerse nella candeggina:[5][7] da parte sua Lionel, orgoglioso di quella che credeva essere una semplice curiosità scientifica del figlio, gli mostrò come sbiancare e conservare ottimamente gli scheletri di animali.[11] Per esempio nel 1975, egli decapitò la carcassa di un cane che era stato investito da un'auto, per poi inchiodarne il corpo ad un albero e impalarne il teschio su un bastone nel bosco dietro casa sua.[15] A tredici anni cominciò inoltre a coltivare fantasie sessuali in cui l'oggetto del suo desiderio erano persone morte e a subire scherzi a scuola.[6][16]

Adolescenza

A partire dai sedici anni iniziò a consumare regolarmente grandi quantità di alcolici nelle ore diurne[11][12], spesso nascondendo le bottiglie di scotch all'interno della giacca che indossava a scuola,[5] dove era generalmente visto come uno studente educato e molto intelligente malgrado fosse piuttosto silenzioso durante le lezioni.[5][6][11] Quando raggiunse la pubertà, Dahmer capì di essere gay, scegliendo tuttavia di non dirlo ai suoi genitori.[17] Nel 1977, dopo aver scoperto che la moglie lo tradiva con un altro uomo, Lionel lasciò la famiglia per stabilirsi provvisoriamente in un motel poco distante[10], Joyce e David andarono ad abitare a Chippewa Falls, mentre Jeffrey, una volta compiuti i 18 anni di età, decise di fare ritorno nella vecchia casa di famiglia in Ohio.[18]

Il primo omicidio

Il 18 giugno 1978, subito dopo il divorzio dei genitori[15] e in seguito al conseguimento del diploma della scuola superiore[19][20], Dahmer mise in atto il suo primo omicidio. La sua prima vittima fu Steve Hicks, un autostoppista di 19 anni: in quell'occasione l'assassino invitò il giovane nella casa dei genitori rimasta vuota[21], gli offrì una birra, gli fece ascoltare della musica, ebbe con lui un rapporto sessuale e lo uccise colpendolo con un manubrio di 4,5 kg e soffocandolo[19][21]. Successivamente gli tolse via i vestiti[19][21], gli si mise a cavalcioni, vi si masturbò sopra e smembrò il cadavere: egli prima disciolse nell'acido alcuni pezzi di carne e li gettò nel gabinetto, poi frantumò le ossa di Hicks con una mazza da baseball[22] e infine le nascose in sacchi per l'immondizia che furono poi sepolti nel bosco situato dietro la casa dei suoi genitori[19][21][23].

Subito dopo il delitto, Dahmer si iscrisse all'Università statale dell'Ohio, che abbandonò dopo soli tre mesi[19][24], a causa della scarsa frequenza alle lezioni e dell'alcolismo[21][25]. Nel gennaio 1979, non volendo cercare un lavoro[6], fu sollecitato dal padre ad arruolarsi volontario nell'Esercito degli Stati Uniti, addestrandosi come specialista medico presso Fort Sam Houston di guarnigione a San Antonio, in Texas. Il 13 luglio dello stesso anno venne assegnato a Baumholder, nella Germania Ovest, dove servì con l'incarico di soccorritore militare all'interno del 2º Battaglione, 68º Reggimento Corazzato dell'8ª Divisione di Fanteria[19][21][26]. Nei successivi due anni di servizio, durante i quali scomparvero due persone, nel marzo 1981 fu dimesso per via del suo sempre più grave alcolismo[19][21][27]. Ricevette tuttavia un congedo onorevole, dato che i suoi superiori ritenevano che i problemi che Dahmer aveva nell'esercito non sarebbero stati applicabili alla vita civile.

Tornato negli Stati Uniti, Dahmer dapprima fu spedito nella base militare di Fort Jackson, nella Carolina del Sud, per poi stabilirsi a Miami Beach[28] (dove lavorò in una banca del sangue[21] presso un ospedale). Nel 1981 Lionel lo mandò a vivere a casa di sua nonna a West Allis[29][30]: ella era infatti l'unico membro della sua famiglia a cui mostrava affetto e, sotto la sua influenza, il padre sperava che Jeffrey smettesse di bere, trovasse un lavoro e iniziasse a vivere in modo responsabile.[31] Inizialmente, tale sistemazione con la nonna sembrò proseguire nel migliore dei modi: egli la accompagnava in chiesa, svolgeva volentieri le faccende domestiche e lavorò come flebotomo presso il Milwaukee Blood Plasma Center per 10 mesi prima di essere licenziato.[32] Dahmer rimase disoccupato per oltre due anni, spendendo quei pochi soldi che gli dava la nonna in alcolici e sigarette.[32][33]

Durante questo periodo, Dahmer continuò a coltivare le proprie passioni sciogliendo nell'acido scoiattoli morti e custodendo manichini rubati nell'armadio.[34] Nel 1985 peraltro, mentre era seduto a leggere alla Biblioteca di West Allis, un ragazzo gli lanciò un bigliettino nel quale si offriva di praticargli una fellatio;[35] sebbene Dahmer non avesse mai risposto al messaggio, quell'evento contribuì a far risvegliare in lui le sue fantasie di dominio e sopraffazione[19][21], portandolo a frequentare sempre con maggior insistenza i bar gay della città e passare tempi prolungati nei bagni degli uomini.[29]

Gli altri delitti

Il 20 settembre 1987 Dahmer incontrò in un bar gay Steven Tuomi, un ragazzo con antenati finlandesi di 25 anni originario di Ontonagon, in Michigan: dopo aver assunto consistenti quantità di alcolici, Jeffrey uccise la propria vittima in una stanza di albergo all'Ambassador Hotel di Milwaukee[29], ne chiuse il cadavere in una valigia acquistata per l'occasione[29] e lo portò nella cantina della casa di sua nonna dove ebbe rapporti sessuali con esso.[29] Infine il cadavere fu smembrato e i resti gettati tra i rifiuti[36]. Sette mesi più tardi uccise Jamie Doxtator, un quattordicenne di origini nativo-americane che frequentava i locali gay della città in cerca di una relazione[29][35]: dopo averlo attirato con un'offerta di $50 per posare per una foto di nudo, Dahmer lo strangolò sul pavimento della cantina, per poi gettare i resti di Jamie nella spazzatura.[37]

Il 24 marzo 1988 Dahmer massacrò Richard Guerrero, un ragazzo bisessuale di 22 anni di origini messicane, anch'egli incontrato in un bar gay[38] (anche se la famiglia della vittima ribadì più volte la sua estraneità a tale ambiente[38]): egli prima lo drogò con una massiccia dose di sonniferi per poi soffocarlo con un cinturino di pelle e sbarazzarsi del corpo.[37][39]

Nel settembre 1988 fu allontanato da casa della nonna a causa del suo comportamento erratico, dei continui rumori molesti e dei terribili odori provenienti dalla cantina[38]. Si trasferì in un appartamento di Milwaukee situato vicino alla fabbrica di cioccolata in cui lavorava;[38] in quello stesso mese adescò Somsak Sinthasomphone[40], un ragazzo laotiano di tredici anni[38], promettendogli dei soldi per un servizio fotografico. La vittima riuscì a sfuggire all'aggressore e a denunciarne le violenze[38]. Grazie alla denuncia, Dahmer fu arrestato e accusato di violenza sessuale[41]. In attesa del processo (che lo condannò a dieci mesi di ospedale psichiatrico, nonostante l'accusa avesse chiesto l'incarcerazione[42]), Dahmer in seguito tornò a vivere a casa della nonna. Qui massacrò Anthony Sears, incontrato in un circolo gay[38]: anche in questo caso la vittima fu drogata, strangolata e in seguito violentata[38].

924 North 25th Street

Il 14 maggio 1990, subito dopo aver ottenuto la libertà condizionata[43], Dahmer si trasferì dalla casa di sua nonna in un appartamento a nord di Milwaukee, al 924 di North 25th Street, portando con sé la testa mummificata e i genitali di Sears[44]. Da allora in poi intensificherà la propria attività omicida uccidendo, in poco più di un anno (in un periodo che va da giugno 1990 a luglio 1991), dodici persone con gli stessi metodi utilizzati per le vittime precedenti[44]. In questo periodo non fu mai scoperto né dai vicini di casa (i quali lamentavano tuttavia strani rumori e odori nauseabondi provenienti dal suo appartamento[45]), né dalla polizia, che pure era riuscita a entrare nell'appartamento in seguito a un tentativo di fuga da parte della futura vittima Konerak Sinthasomphone[46] (fratello minore del ragazzo laotiano che Dahmer aveva adescato anni prima[38]). Il ragazzo era riuscito a liberarsi e a ricevere soccorso da parte di due donne che chiamarono la polizia[46][47]: Dahmer riuscì tuttavia a convincere gli agenti che Sinthasomphone (pesantemente intossicato da alcol e droghe) fosse il suo fidanzato, allontanatosi in seguito a una banale lite[46]. Quando gli agenti se ne andarono, Dahmer uccise, violentò, smembrò e mangiò parzialmente la vittima[46]. Gli agenti furono successivamente molto criticati per non aver prestato ascolto alle donne, ignorato le telefonate in cui queste aggiungevano dettagli e chiedevano ulteriori informazioni, aver fatto commenti razzisti verso la vittima (emersi dalle registrazioni fra la centrale e la pattuglia) e non aver condotto ricerche nell'appartamento di Dahmer, dove nella camera era ancora riverso uno dei cadaveri delle vittime;[48][49] in seguito a queste polemiche gli agenti furono rimossi, ma vennero in seguito reintegrati e uno dei due divenne successivamente capo di una sezione di polizia di provincia.[49]

La cattura

Il 22 luglio 1991 Dahmer invitò Tracy Edwards nella sua abitazione, dove gli somministrò una dose di sonnifero[1], lo ammanettò a un braccio e lo costrinse a entrare nella stanza da letto[50]. Accortosi della presenza di foto di cadaveri smembrati appese ai muri e di un odore insopportabile proveniente da un barile,[51] Edwards colpì l'aggressore con un pugno e fuggì dall'appartamento.[1] Fermato da una pattuglia della polizia, convinse gli agenti Robert Rauth e Rolf Müller ad andare a controllare l'appartamento di Dahmer,[52] all'interno del quale furono ritrovati numerosi resti di cadaveri conservati nel frigorifero,[1][52] alcune teste e mani tagliate di netto all'interno di pentole,[1][45] teschi umani dipinti,[1][45] peni conservati in formaldeide,[1][45] due cuori umani avvolti in sacchetti di plastica e fotografie di cadaveri squartati all'interno di cassetti.[1][45][52][53] Dopo una breve colluttazione Jeffrey fu immobilizzato e condotto in prigione, in attesa di essere sottoposto a processo.[54]

Il processo

(EN)

«It is now over. This has never been a case of trying to get free. I didn't ever want freedom. Frankly, I wanted death for myself. This was a case to tell the world that I did what I did, but not for reasons of hate. I hated no one. I knew I was sick or evil or both. Now I believe I was sick. The doctors have told me about my sickness, and now I have some peace. I know how much harm I have caused... Thank God there will be no more harm that I can do. I believe that only the Lord Jesus Christ can save me from my sins... I ask for no consideration.»

(IT)

«Ora è finita. Qui non si è mai trattato di cercare di essere liberato. Non ho voluto mai la libertà. Sinceramente, volevo la pena capitale per me stesso. Qui si è trattato di dire al mondo che ho fatto quello che ho fatto, ma non per ragioni di odio. Non ho odiato nessuno. Sapevo di essere malato, o malvagio o entrambe le cose. Ora credo di essere stato malato. I dottori mi hanno parlato della mia malattia, e ora mi sento in pace. So quanto male ho causato... Grazie a Dio non potrò più fare del male. Credo che solo il Signore Gesù Cristo possa salvarmi dai miei peccati... Non chiedo attenuanti.»

(Lettera inviata da Dahmer al giudice responsabile del processo[4])

Il processo di Dahmer iniziò il 30 gennaio 1992 a Milwaukee, in cui dovette rispondere ai 15 capi di imputazione[3][4] davanti al presidente della corte, il giudice Laurence Gram.[55] Per poterlo effettuare furono adottate nell'occasione severe misure di sicurezza per proteggere l'imputato da possibili aggressioni da parte dei familiari delle vittime.[56][57] Egli si dichiarò colpevole il 13 gennaio, e nonostante la difesa avesse invocato l'infermità mentale per il proprio assistito[58][59][60], Dahmer fu riconosciuto colpevole e, con sentenza del 13 luglio 1992[58], condannato alla pena dell'ergastolo[1] per ogni omicidio commesso totalizzando 957 anni di prigione.[61] Gram spiegò il motivo di sommare un ergastolo all'altro: la sentenza era stata strutturata in modo tale che, anche nel caso in cui i legali avessero tentato un ricorso in appello, Jeffrey Dahmer non sarebbe stato mai più messo in libertà.

La morte

Il Columbia Correctional Institute di Portage (Wisconsin), dove avrebbe vissuto per il resto dei suoi giorni.

Subito dopo la condanna, Dahmer fu incarcerato nel Columbia Correctional Institute di Portage[4], dove si convertì al cristianesimo[62]. Il 3 luglio 1994 il detenuto Osvaldo Durruthy, tentò di tagliargli la gola con un rasoio nascosto all'interno di uno spazzolino da denti mentre Jeffrey partecipava a una funzione religiosa nella cappella del carcere;[4][63] in seguito a ciò gli fu proposto il trasferimento in isolamento ma Dahmer rifiutò,[4] dichiarandosi pronto a morire e ad accettare qualsiasi punizione che potesse dare giustizia agli orribili delitti da lui commessi.[64] Il 28 novembre finì per essere nuovamente aggredito da Christopher Scarver, un detenuto sofferente di schizofrenia[4][65] che lo colpì con l'asta di un manubrio trafugata dalla palestra del carcere.[65] Tale aggressione gli risulterà fatale, e morirà durante il trasporto in ospedale a causa del trauma cranico riportato.[65] Il suo cervello fu in seguito prelevato e conservato per studi scientifici.[66]

L'intervista

Poco prima di morire alla presenza del padre Lionel, rilascia una lunga intervista–confessione[67] al giornalista televisivo Stone Phillips, nella quale cerca di spiegare le ragioni profonde del suo agire. Rifiuta ogni tipo di colpevolizzazione dei genitori e della loro educazione, e si assume appieno la responsabilità di quei delitti. In parte attribuisce il perché di quelle sue azioni alle sue incontrollate pulsioni sessuali e in parte all'essersi allontanato dalla fede (che ritroverà solo durante la sua carcerazione), e all'essere divenuto non-credente: infatti alla domanda del giornalista su quale fosse il motivo per cui sentisse la responsabilità degli omicidi solo dopo essere stato catturato e sul perché di quel comportamento, Dahmer rispose: "Sono convinto che, se uno non crede nell'esistenza di Dio che gli chiederà conto delle sue azioni, allora perché dovrebbe comportarsi bene?"[68].

Eventi postumi

Dopo la sua morte, si sono verificati alcuni eventi direttamente collegati a Jeffrey Dahmer:

  • La casa di Jeffrey Dahmer, dove aveva compiuto gran parte dei suoi omicidi, è stata demolita nel novembre 1992.
  • Nel 1995 Christopher Scarver, l'ergastolano che lo uccise in carcere, fu condannato a scontare altri due ergastoli: il primo per l'omicidio di Dahmer, il secondo per l'uccisione di un altro detenuto, Jesse Anderson, ucciso nelle stesse circostanze. I due ergastoli sono stati aggiunti a quello che Scarver già scontava per l'omicidio del proprio datore di lavoro.
  • Nel 1996 la città di Milwaukee ha comprato per mezzo milione di dollari tutta la sua macabra collezione di corpi smembrati. L'interesse della città statunitense in cui colpì non fu spinto dal desiderio di esporli in un museo del crimine, ma di distruggerli (sotto la spinta dal testamento di Jeffrey Dahmer che voleva essere dimenticato), cosa che venne fatta.
  • Nel 2002 viene girato un film sulla vita di Jeffrey Dahmer, Dahmer - Il cannibale di Milwaukee: il film è stato diretto da David Jacobson con Jeremy Renner nel ruolo del mostro di Milwaukee. In questo film il regista ha cercato di approfondire le storie degli omicidi commessi da Jeffrey, ma ha cercato di mettere in luce anche il lato umano. Il regista è stato spinto da alcune dichiarazioni di Jeffrey che, durante il processo in cui fu condannato a 15 ergastoli, aveva affermato di non aver mai odiato nessuno, ma di voler esaudire il proprio desiderio di possedere un cadavere e per le sue vittime cercava la morte meno dolorosa (nella maggior parte dei casi Dahmer somministrava dei narcotizzanti alle vittime per poi strangolarle).

Modus Operandi

Tutte le 17 vittime degli omicidi di Dahmer erano principalmente ragazzi, adolescenti o adulti (perlopiù omosessuali[1][45]) di etnia afroamericana o asiatica[45] e, come rilevato in seguito dalla polizia, con precedenti penali di una certa entità alle loro spalle.[44][69] Il serial killer li adescava nei pressi dei luoghi di ritrovo per omosessuali fingendosi un fotografo in cerca di modelli[1][29][45] col pretesto di vedere film dal contenuto hard e bere qualcosa insieme, oppure semplicemente proponendo loro un rapporto sessuale.[1][29][70] Le vittime venivano nella maggior parte dei casi narcotizzate e uccise tramite strangolamento.[29][70] Solo una di loro fu pugnalata, sempre in seguito alla somministrazione di un narcotizzante. Le vittime subivano talvolta atti di necrofilia[29][45][70] e infine venivano squartate con una sega.[1][70] Tutta l'operazione era documentata da Dahmer tramite varie fotografie che illustravano il processo in ogni singolo passo.[70]

Le parti asportate dai corpi venivano conservate in freezer come cibo,[45][70] disciolte nell'acido,[70] oppure messe in formaldeide.[1][70] Alcune teste venivano invece bollite per rimuoverne la carne, lasciando il teschio nudo[45] che veniva poi dipinto per farlo sembrare di plastica.[70] Dahmer sottopose inoltre alcune vittime a esperimenti di lobotomia,[1] iniettando nel loro cervello acido muriatico o acqua bollente tramite dei fori trapanati nel cranio, con l'apparente scopo di creare zombie, e provocando la morte dei malcapitati.[1]

Le vittime

Nome Età[1][44] Data di morte
Stephen Hicks 19 7 giugno 1978
Steven Tuomi 24 15 settembre 1987[71]
Jamie Doxtator 14 16 gennaio 1988
Richard Guerrero 21 24 marzo 1988[72]
Anthony Sears 24 25 marzo 1989
Eddie Smith 28 14 giugno 1990[73]
Ricky Beeks 27 27 luglio 1990
Ernest Miller 22 22 settembre 1990
David Thomas 23 24 settembre 1990[69]
Curtis Straughter 19 19 febbraio 1991
Errol Lindsey 19 19 aprile 1991
Tony Hughes 31 24 maggio 1991
Konerak Sinthasomphone 14 27 maggio 1991
Matt Turner 20 30 giugno 1991
Jeremiah Weinberger 23 5 luglio 1991
Oliver Lacy 23 12 luglio 1991
Joseph Bradehoft 25 19 luglio 1991

Nella cultura di massa

A causa dell'efferatezza dei suoi delitti, la figura di Jeffrey Dahmer è stata più volte oggetto di riferimenti o citazioni in ambito musicale[74][75][76][77][78], cinematografico[79][80] e letterario[81][82][83][84].

Il romanzo del 1996 Exquisite corpse di Poppy Z. Brite (in italia Cadavere squisito, Frassinelli, 1997) si ispira chiaramente alle gesta di Dahmer. Nel 2012 viene pubblicato il romanzo a fumetti My Friend Dahmer di Derf Backderf, in cui l'autore racconta la sua esperienza come compagno di classe e amico del futuro serial killer.

Nel 1998 il gruppo doom metal giapponese Church of Misery include nel loro primo EP Taste the Pain il brano Room 213 (Jeffery Dahmer) chiaramente ispirato alla figura di Dahmer.

Nel 2000 la band grindcore Macabre fa uscire Dahmer, concept album incentrato sulle vicende del serial killer.

Nel 2002 viene interpretato da Jeremy Renner nel film Dahmer - Il cannibale di Milwaukee.

Nel 2007 la band death metal/deathcore statunitense Whitechapel pubblica il proprio album di esordio, intitolato The Somatic Defilement, nel quale la traccia introduttiva Necrotizing presenta come unico testo una citazione di Jeff Dahmer proveniente dalla sua intervista. ("The only motive that there ever was...").

Nel 2015 il personaggio di Jeffrey Dahmer viene interpretato da Seth Gabel in due puntate della serie horror antologica American Horror Story: Hotel, di Ryan Murphy. Nel 2016, Jeffrey Dahmer viene nominato nella serie antologica American Crime Story.

Viene citato anche dai rapper Mac Miller nel brano Break the law e Eminem nel brano Must be the ganja. Viene inoltre citato nei brani L'alba, Sadico e Saraday Killa del rapper Salmo, nel brano Stronzo pt. 2 del rapper Nitro, in Shaboo di Noyz Narcos, Domino di Axos e Ops! di Mike Highsnob. Viene nominato nella canzone Dark Horse di Katy Perry, nella parte cantata dal rapper Juicy J. Viene, infine, nominato nel brano Cannibal della cantante Kesha e in Pass that Dutch di Missy Elliott.

Nel 2017 viene citato nel film Scappa - Get Out dove l'amico del protagonista lo avverte che potrebbe fare la stessa fine delle vittime del serial killer Jeffrey Dahmer.
Sempre nel 2017 viene interpretato da Ross Lynch nel film My Friend Dahmer.

Nell'album Divine Intervention degli Slayer la canzone 213 parla proprio di Jeffrey Dahmer.

Jeffrey Dahmer viene citato nella canzone Bandit di Juice WRLD con la partecipazione di NBA YoungBoy.

Nell'episodio 15 dell'ottava stagione di How I Met Your Mother, P.S. I Love You, Ted formula una teoria, di cui Jeffrey costituisce parte del paradigma: la teoria "Dobler-Dahmer" se tra due persone c’è intesa, un gesto estremo può risultare romantico (Dobler); se chi lo riceve, invece, non ricambia l’interesse, lo stesso gesto appare inquietante ed esagerato (Dahmer).

Nel 2020 viene citato nell’episodio 8 della quarta stagione della serie animata Rick and Morty.

Nella serie animata Hazbin Hotel ambientata all'inferno viene fatto il nome Jeffrey che sembra fare seminari sulla cucina cannibale, un riferimento all'omonimo serial killer.

È stato protagonista di una puntata della serie animata "South Park", insieme a Ted Bundy e John Wayne Gacy.

Nel 2022 Ryan Murphy produce una serie televisiva con Netflix totalmente incentrata su Dahmer, Mostro - La storia di Jeffrey Dahmer.

Note

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u (EN) Jeffrey Dahmer, the Milwaukee Cannibal, in BBC News (archiviato dall'url originale il 16 febbraio 2007).
  2. ^ a b c Dahmer, 1994, p. 211.
  3. ^ a b c d (EN) Sidney Uhrquart, Guilty!, in TIME, 18 maggio 1992. URL consultato il 9 aprile 2014 (archiviato dall'url originale il 29 novembre 2010).
  4. ^ a b c d e f g h i j k (EN) Marilyn Bardsley, Jeffrey Dahmer - End of the Road, su crimelibrary.com, Crime Library. URL consultato il 9 aprile 2014 (archiviato dall'url originale il 7 aprile 2014).
  5. ^ a b c d e f g h (EN) Marilyn Bardsley, Jeffrey Dahmer - A Happy Little Boy, su crimelibrary.com, Crime Library. URL consultato il 9 aprile 2014 (archiviato dall'url originale il 7 aprile 2014).
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  8. ^ (EN) Robert Dvorchak, Murder in Milwaukee: Experts Struggle to Explain Dahmer’s Compulsion : Crime: His behavior was always on the edge, childhood acquaintances say. But no one intervened to help him, and his problems escalated., su latimes.com, 11 agosto 1991. URL consultato l'11 maggio 2020 (archiviato dall'url originale il 30 settembre 2019).
  9. ^ http://www.occhirossi.it/biografie/JeffreyDahmer.htm
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  12. ^ a b c Dahmer, 1994, pp. 76-79.
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  14. ^ Dahmer, 1994, p. 80.
  15. ^ a b Dahmer, 1994, p. 90.
  16. ^ Dahmer, 1994, p. 82.
  17. ^ Metamorphosis — Jeffrey Dahmer — Crime Library, su web.archive.org, 7 aprile 2014. URL consultato il 23 aprile 2022 (archiviato dall'url originale il 7 aprile 2014).
  18. ^ archive.org, https://archive.org/details/myfrienddahmergr0000derf.
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  20. ^ The psychology of lust murder, pag. 76
  21. ^ a b c d e f g h i The psychology of lust murder, pag. 77
  22. ^ The Bulletin - Ricerca Archivio di Google News, su news.google.com. URL consultato il 21 aprile 2022.
  23. ^ Roy, 2002, p. 102.
  24. ^ Dahmer, 1994, pp. 103-104.
  25. ^ Dahmer, 1994, p. 105.
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Bibliografia

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