Roberto Maroni

politico italiano (1955-2022)

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Roberto Maroni
Roberto Maroni, Premio lotta alla mafia, 2010.jpg
Roberto Maroni nel 2010

Segretario federale della Lega Nord
Durata mandato 1º luglio 2012 –
15 dicembre 2013
Predecessore Umberto Bossi
Successore Matteo Salvini

Presidente della Regione Lombardia
Durata mandato 18 marzo 2013 –
26 marzo 2018
Predecessore Roberto Formigoni
Successore Attilio Fontana

Vicepresidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana
Durata mandato 11 maggio 1994 –
17 gennaio 1995
Cotitolare Giuseppe Tatarella
Capo del governo Silvio Berlusconi
Predecessore Claudio Martelli
Successore Walter Veltroni

Ministro dell'interno
Durata mandato 11 maggio 1994 –
17 gennaio 1995
Capo del governo Silvio Berlusconi
Predecessore Nicola Mancino
Successore Antonio Brancaccio

Durata mandato 8 maggio 2008 –
16 novembre 2011
Capo del governo Silvio Berlusconi
Predecessore Giuliano Amato
Successore Annamaria Cancellieri

Ministro del lavoro e delle politiche sociali
Durata mandato 11 giugno 2001 –
17 maggio 2006
Capo del governo Silvio Berlusconi
Predecessore Cesare Salvi
Successore Cesare Damiano

Deputato della Repubblica Italiana
Durata mandato 23 aprile 1992 –
14 marzo 2013
Legislature XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI
Gruppo
parlamentare
Lega Nord Padania
Coalizione PdL (XII)
CdL (XIV, XV)
PdL-LN-MpA (XVI)
Circoscrizione Lombardia 1 (XIII)
Lombardia 2 (XI, XV, XVI)
Collegio Varese (XII, XIV)
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico DP (1978-1979)
LL (1982-2022)
LN (1989-2022)
LSP (2017-2022)
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Università Università degli Studi di Milano
Professione Avvocato
Firma Firma di Roberto Maroni

Roberto Ernesto Maroni (Varese, 15 marzo 1955Lozza, 22 novembre 2022) è stato un politico italiano.

Esponente della Lega Nord (di cui fu anche segretario federale dal 1º luglio 2012 al 15 dicembre 2013), per la quale è stato ripetutamente eletto deputato, ha ricoperto i ruoli di ministro dell'interno nel governo Berlusconi I (1994-1995), ministro del lavoro e delle politiche sociali nei governi Berlusconi II e III (2001-2006), nuovamente ministro dell'interno nel governo Berlusconi IV (2008-2011). Dal 2013 al 2018 è stato presidente della regione Lombardia.

Biografia

Dall'adolescenza al 1979

Roberto Maroni in prima elementare[1]

Studiò al liceo classico "Ernesto Cairoli" di Varese, dove fu allievo del professore cattolico marxista Cesare Revelli[2] che lo indirizzò alla politica.[3]

Roberto Maroni in un servizio del TG Nord

All'età di 16 anni, nel 1971, militò in un gruppo marxista-leninista[4] di Varese; fino al 1979 frequentò il partito d'estrema sinistra Democrazia Proletaria.[5]

In questo periodo ebbe un'esperienza come conduttore radiofonico in una radio libera, Radio Varese.[6]

L'inizio dell'attività politica

Nello stesso anno, il 1979, conobbe Umberto Bossi[7] e tra i due iniziò una collaborazione politica.[8] Umberto Bossi incontrò a Pavia Bruno Salvadori dell'Union Valdôtaine, movimento autonomista della Valle d'Aosta, e decise immediatamente di unirsi alla sua causa e, insieme a Salvadori e Maroni, fondò la società editoriale Nord Ovest. Dopo la morte prematura di Salvadori, avvenuta nel 1980, Bossi rimase da solo a ripianare i debiti del giornale. Il 12 aprile 1982 Bossi, assieme a Giuseppe Leoni, Manuela Marrone, Pierangelo Brivio, Marino Moroni ed Enrico Sogliaghi, fondò la Lega Lombarda. Mentre Bossi assunse il ruolo di segretario politico, Maroni contribuì all'organizzazione del nuovo partito nella provincia di Varese, facendo anche parte del Consiglio nazionale del movimento. Nel 1985 venne eletto consigliere comunale a Varese. La Lega riuscì a eleggere i primi rappresentanti anche a Gallarate e nel consiglio provinciale.

Laureatosi in giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Milano[9][10], Maroni si recò a L'Aquila per sostenere l'esame di Stato da procuratore[11] e iniziò a lavorare come praticante avvocato presso l'avv. Calligari a Varese.[12]

Lavorò quindi per diverse società: nell'ufficio legale del Banco Ambrosiano[13] guidato da Roberto Calvi[14], successivamente ricoprì il ruolo di manager legale della multinazionale statunitense Avon cosmetici[15] per poi diventare consulente per la Mythos.[16]

Nel 1989 Roberto Maroni partecipò alla fondazione della Lega Nord, di cui ricoprì dal 2002 l'incarico di Coordinatore della Segreteria politica federale presieduta dal segretario federale Umberto Bossi (fino al 2012), chiamata a decidere la linea politica del Movimento a livello nazionale e locale.[17]

Dal 2007 al 2011 fu il secondo Presidente del Parlamento del Nord. In precedenza ricoprì anche l'incarico di "primo ministro della Padania", succedendo a Francesco Speroni.

Il 4 dicembre 2011 venne nominato Presidente della Commissione Cittadinanza, Immigrazione, Sicurezza del Parlamento del Nord.

Il primo mandato da deputato (1992-94)

Venne eletto deputato alla Camera nel 1992, dove assunse la carica di presidente del gruppo parlamentare leghista. Entrò nel consiglio federale della Lega e seguì per conto della segreteria di Bossi le più importanti vicende politiche di quegli anni. Sempre nel 1992, contribuì alla vittoria della Lega Nord alle elezioni amministrative, culminata nell'elezione del primo sindaco leghista in una città capoluogo di provincia, Varese; Maroni entrò in quella prima giunta leghista come assessore comunale al Territorio nella giunta di Raimondo Fassa.

Maroni musicista dei Distretto 51

Dal 1983 Roberto Maroni ricoprì il ruolo di tastierista, suonando l'organo Hammond, nei Distretto 51[18], band di Varese che ripropone noti brani pop, rock e soul. Nel 2005 il gruppo musicale pubblicò il primo album, Live @ Molina, assieme al Greensleeves Gospel Choir e con la collaborazione di Vince Tempera, nel quale sono contenute cover di artisti quali Bob Dylan, Bruce Springsteen, Marvin Gaye, Sam Cooke, Paul Simon, Traffic e Carole King. Nel 2008, in occasione del venticinquennale della band, uscì il libro Shot Gun Blues, La Vera Storia del Distretto 51, scritto dal giornalista Gianni Beraldo ed edito dalla Macchione.

Ministro dell'Interno nel primo governo Berlusconi (1994-1995)

Fu Ministro dell'interno e Vicepresidente del Consiglio dei ministri, per otto mesi, nel 1994, sotto il primo governo Berlusconi. Con la sua nomina, Maroni diventò il primo politico della storia repubblicana ad assumere la titolarità del Viminale risultando esterno alla Democrazia Cristiana, partito che aveva sempre espresso i Ministri in tale dicastero dal 1946 in avanti; Nicola Mancino, predecessore di Maroni, aveva infatti assunto l'incarico nel 1992 da esponente della Democrazia Cristiana e, dopo lo scioglimento della formazione nel 1994, non aveva abbandonato l'area di appartenenza, aderendo al Partito Popolare Italiano che ne risultava l'erede diretto.

Il caso del "decreto Biondi"

In quei mesi si distinse per la polemica instaurata in merito al decreto Biondi sull'abolizione della custodia cautelare, che suscitò numerose polemiche in quanto secondo le accuse il decreto favoriva le persone coinvolte in Tangentopoli[19] e serviva a proteggere certe categorie economiche privilegiate. Il decreto fu firmato da Maroni stesso, oltre che dal Ministro di grazia e giustizia Alfredo Biondi. Il giorno successivo Maroni accusò di essere stato imbrogliato e di non aver compreso realmente l'entità del provvedimento: "Faccio autocritica perché il governo ha dato l'impressione di voler proteggere alcuni amici".[20] Si trattò di un segnale di crisi, primo indizio dell'uscita della Lega dalla coalizione di maggioranza[21], con la conseguente caduta del governo Berlusconi avvenuta qualche mese dopo e le elezioni politiche del 1996. Maroni si oppose alla sfiducia, ricevendo per questo feroci critiche da Bossi e rimase temporaneamente fuori dalla Lega.[22][23]

La fase secessionista (1996-2001)

Maroni nel 1996

Fu al fianco di Umberto Bossi nella svolta secessionista[24] della Padania (la cui dichiarazione d'indipendenza avvenne a Venezia il 15 settembre 1996[senza fonte]); venne indagato dalla Magistratura per reati legati al vilipendio dell'unità nazionale e accusato di aver causato uno stato di "depressione del sentimento nazionale" tra i propri concittadini a causa della diffusione delle proprie opinioni sull'indipendenza della Padania.

I fatti di via Bellerio

Il 12 agosto 1996 il Procuratore della Repubblica di Verona Guido Papalia avviò delle indagini sulla Guardia Nazionale Padana[25], sospettata di essere un'organizzazione paramilitare[26], tesa ad attentare all'unità dello Stato[27] (reato previsto dagli articoli 241 e 283 del Codice penale).[24][28]

Il 18 settembre venne così disposta la perquisizione delle residenze di Corinto Marchini, capo delle "camicie verdi"[29], Enzo Flego e Sandrino Speri, dell'ufficio di Speri nella sede leghista di Verona e di un locale della sede federale di Milano della Lega Nord, ritenuto nella disponibilità dello stesso Marchini. Le operazioni iniziarono alle 7 del mattino e alle 11 due pattuglie della Digos di Verona si presentarono alla sede della Lega di via Bellerio a Milano con Marchini a bordo. A tale perquisizione, operata dalla Polizia di Stato[30], si opposero alcuni militanti e politici leghisti fra cui Maroni, che ne contestavano la validità. Tuttavia nel pomeriggio, dopo una consultazione con la Procura di Verona e un nuovo mandato di perquisizione, la Polizia decise di fare irruzione, incontrando la resistenza dei militanti e dirigenti padani. A questo punto scattò la carica per superare l'ostacolo e raggiungere l'ufficio indicato dall'indagato. Corinto Marchini aveva infatti indicato come proprio ufficio una stanza che si rivelò invece essere, come scritto sulla porta, l'ufficio di Roberto Maroni; nessun altro locale venne identificato come un possibile ufficio dell'indagato. Il Procuratore decise di ignorare tale informazione e di far perquisire ugualmente l'ufficio. Si contarono contusi da entrambe le parti; Maroni, caricato su una barella, venne portato in ospedale.[31]

Contro la perquisizione la Camera dei deputati nel 2003 avanzò ricorso per «conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, chiedendo alla Corte costituzionale di dichiarare che non spetta all'autorità giudiziaria (ed in particolare alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Verona) di disporre e di far eseguire la perquisizione del domicilio del parlamentare Roberto Maroni». Nel 2004 la Corte Costituzionale diede ragione alla Camera;[32] la Cassazione, nel 2009, di conseguenza si adeguò.[33]

Ministro del Welfare (2001-2006)

L'8 giugno 2001[34], l'on. Massimo Dolazza, ex sottoufficiale di Marina e guardia del corpo di Umberto Bossi, deputato della Lega Nord in Commissione Difesa, pubblicò un'intervista[35], seguita da un libro-inchiesta[36] nel quale denunciava i legami trasversali dei partiti politici col gruppo Finmeccanica. Nel capitolo conclusivo[35], riportò il caso della (ex) moglie di Roberto Maroni, Emilia Macchi, all'epoca direttore delle Risorse Umane della Alenia Aermacchi[37][38], azienda con sede amministrativa a Varese e che lo stesso anno avrebbe avviato il percorso di integrazione all'interno della controllata del Tesoro. Mentre Dolazza non venne ricandidato alle politiche e ritornò a ricoprire il ruolo di consigliere della Lega a Stezzano[35], Roberto Maroni iniziò a lavorare nell'ambito della nuova coalizione della Casa delle Libertà quale delegato leghista alla definizione del programma per le elezioni politiche del 2001, nelle quali venne rieletto deputato nel collegio uninominale di Varese.

Nei governi Berlusconi II e III ricoprì l'incarico di ministro del lavoro e delle politiche sociali.

Il caso Marco Biagi
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Omicidio di Marco Biagi.

Nel 2001 Roberto Maroni ricevette una lettera dal giuslavorista Marco Biagi, suo collaboratore al Ministero del lavoro, che lamentava una non adeguata protezione per minacce telefoniche anonime, ripetutamente ricevute.[39] Roberto Maroni, preoccupato, in nota scritta del 29 agosto 2001 espresse al prefetto Giuseppe Romano: Ritengo pertanto di sottoporre alle necessarie valutazioni una situazione che necessita di ogni attenzione.[40] Malgrado la sollecitazione non furono adottati adeguati provvedimenti di protezione e Marco Biagi fu ucciso dalle Nuove Brigate Rosse.

Lo scalone pensionistico

Tra le norme volute da Maroni in qualità di Ministro del lavoro e delle politiche sociali, vi fu la legge delega 23 agosto 2004, n. 243 e il successivo d.lgs. 5 dicembre 2005, n. 252 in base ai quali venne innalzata l'età pensionabile dai 57 ai 60 anni, poiché inizialmente previsto di cinque anni, lo scalone venne infatti poi ridotto a tre. Entrò in vigore nel 2008 e venne aspramente criticata dalle forze di centrosinistra; il governo Prodi II procedette poi a rimodularlo.

Deputato (2006-2008)

Maroni nel 2008

Venne rieletto deputato nel elezioni politiche del 2006 per le liste della Lega nella circoscrizione Lombardia 2. Nella XV Legislatura fu membro della Commissione Affari Esteri e della Giunta delle Elezioni. Diventò poi capogruppo della Lega Nord Padania alla Camera. Dal 2007 al 2011 fu il secondo Presidente del Parlamento del Nord; in precedenza aveva ricoperto anche l'incarico di Primo ministro della Padania, succedendo a Francesco Speroni.

Il sostegno al download di musica P2P

Nel settembre 2006 fece scalpore la dichiarazione di Maroni a Vanity Fair nella quale asseriva di scaricare musica digitale illegalmente[41]: la provocazione, a suo avviso, serviva a portare il caso della difficile reperibilità di mp3 a basso costo nel web al Parlamento. Il fatto costrinse la FIMI ad un comunicato stampa con cui la federazione dell'industria musicale italiana condannava le parole dell'ex-ministro, affermando che oltre sedici milioni di download legali venivano effettuati ogni anno in Italia.[42]

Indagine per finanziamento illecito

Nel 2009 Maroni venne indagato a Milano per finanziamento illecito, relativamente a somme ricevuto tra 2007 e 2008 per consulenze dalla società Mythos.[43] Nel 2010 però la procura di Roma (dove era stata trasferita l'inchiesta), chiese l'archiviazione, che venne poi disposta dal Giudice per le indagini preliminari della capitale, essendo stato accertato dal PM che "quei soldi erano il pagamento di una consulenza legale resa regolarmente da Maroni alla Mythos".[44][45][46]

Consigliere comunale a Porretta Terme

Nel 2007 si candidò alle elezioni amministrative del Comune di Porretta Terme in provincia di Bologna senza essere eletto. Diventò consigliere comunale nel 2009 in seguito alla rinuncia di altri suoi colleghi di opposizione. Il 3 luglio 2010, l'edizione locale de Il Resto del Carlino diede la notizia delle sue dimissioni, rassegnate per mancanza di tempo.[47]

Ministro dell'Interno (2008-2011)

Roberto Maroni nel 2009

Il 7 maggio 2008 Silvio Berlusconi gli affidò l'incarico di Ministro dell'interno. La sua proposta di prendere le impronte digitali a chi non fosse in grado di documentare la propria identità, con particolare attenzione ai bambini rom, venne da lui definita "Un provvedimento atto a tutelare i minori stessi, obbligati dai genitori ad andare a rubare o mendicare", mentre gli oppositori la definirono "Un atto xenofobo e razzista, che costringe i bambini a pagare per colpe non loro". Per mobbing avvenuto al Ministero dell'Interno quando lui era ministro, il Ministero venne condannato in primo grado a pagare 91000,00 € di danni per aver danneggiato un lavoratore (sentenza 16654 del 16/10/2012).[48]

Il 4 dicembre 2011 fu nominato presidente della Commissione Cittadinanza, Immigrazione, Sicurezza del Parlamento del Nord.

Primo decreto sicurezza

Il 20 maggio il consiglio dei ministri approvò il Decreto sicurezza del 23 maggio 2008 nº 92 (convertito in legge del 24 luglio 2008 nº 125) varato da Maroni. Questi i provvedimenti principali:

  • Confisca degli appartamenti affittati a stranieri in condizioni di clandestinità.
  • Aumento della pena dell'arresto per chi guida in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, sino a prevedere la revoca della patente e la confisca del veicolo. Modifiche al codice penale in tema di omicidio colposo e lesioni colpose, elevando da 5 a 6 anni il massimo della pena detentiva per l'omicidio commesso in violazione delle norme sulla circolazione stradale e sugli infortuni sul lavoro. Aumenti di pena anche per lesioni gravi e gravissime dovute alla guida in stato di ebbrezza e sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. Nuova circostanza aggravante qualora il fatto penalmente rilevante sia commesso da un soggetto illegalmente presente sul territorio nazionale.
  • I sindaci potranno adottare provvedimenti urgenti (cosiddette "ordinanze") nei casi in cui si renda necessario prevenire ed eliminare gravi pericoli non solo per l'incolumità pubblica ma anche per la sicurezza urbana.
  • La polizia municipale parteciperà ai piani coordinati di controllo del territorio anche per i servizi di prevenzione e repressione dei reati nelle situazioni di flagranza che si verificano durante il servizio. Estensione alla polizia municipale della facoltà di accesso diretto alle banche dati del Ced interforze del dipartimento della pubblica sicurezza, per i veicoli rubati e rinvenuti e per i documenti di identità rubati o smarriti.
  • Modifiche al codice di procedura penale per ampliare le fattispecie penali perseguibili con il rito del giudizio direttissimo e con quello del giudizio immediato.
  • Ampliamento dei casi in cui non può essere disposta la sospensione dell'esecuzione della pena per dare concretezza al principio della certezza della pena.
  • Attribuito al Procuratore della Repubblica nonché al direttore della Dia il potere di proporre l'adozione delle misure di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza e dell'obbligo di soggiorno nel comune di residenza o di dimora abituale. Divieto di patteggiamento in appello per i reati di mafia.
  • Introdotte specifiche norme per rendere più facile la distruzione delle merci contraffatte sequestrate.
Maroni riceve il premio Falcone e Borsellino per l'impegno nella lotta alla mafia
Secondo decreto sicurezza
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Decreto Maroni.

Il decreto Maroni (decreto-legge 23 febbraio 2009 nº 11, convertito in legge 23 aprile 2009 nº 38), fu un pacchetto di norme approvato dal Senato (261 sì, 3 no e un astenuto) in data 22 aprile 2009 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 95 il 24 aprile 2009. Esso prevedeva:

Condanna della Corte europea dei diritti umani sui respingimenti in mare

La Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo condannò l'Italia, quando era sotto il controllo dell'allora ministro dell'Interno Roberto Maroni, per aver respinto verso la Libia, fuggiaschi libici, somali ed eritrei. Venne violato due volte l'articolo 3 della Convenzione europea per i diritti dell'uomo che proibisce trattamenti inumani e degradanti, perché i ricorrenti sono stati esposti al rischio di maltrattamenti in Libia e di rimpatrio in Somalia ed Eritrea. Venne riscontrata anche una 'violazione dell'articolo 4 del protocollo 4', che si riferisce al divieto delle espulsioni collettive.[49] Il 6 maggio 2009 a 35 miglia a Sud di Lampedusa circa 200 persone di origine somala ed Eritrea, comprese donne e bambini, viaggiavano in acque internazionali per sfuggire alle persecuzioni nel proprio paese. Le autorità italiane intercettarono il gommone e dopo avere trasferito i profughi a bordo di un'imbarcazione italiana le condussero in Libia. Di questi esuli, 24 furono rintracciati e portarono la loro denuncia al tribunale europeo dei diritti umani.

Polemiche con Roberto Saviano

Nel 2010 Maroni richiese l'intervento dell'allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per alcune affermazioni di Roberto Saviano sulla Lega e la mafia durante il programma "Vieni via con me". Maroni partecipò alla puntata successiva del programma per ribattere a tali affermazioni.[50][51]

Segretario federale della Lega Nord

Discorso conclusivo dopo essere stato eletto segretario federale

Nella Lega Nord, Maroni assunse posizioni politiche molto spesso diverse e contrastanti rispetto a quelle decise dal leader Bossi e dalla sua cerchia più stretta, creando una corrente, i Barbari sognanti, in contrapposizione al cerchio magico attorno ad Umberto Bossi.[52]

Dal 5 aprile 2012, a seguito delle dimissioni di Umberto Bossi dalla carica di segretario federale della Lega Nord per via dello scandalo Belsito, Maroni fece parte, insieme a Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago, del comitato incaricato dal partito di occuparsi transitoriamente della gestione ordinaria dello stesso[53], fino alla celebrazione del congresso federale svoltosi nelle giornate di sabato 30 giugno e domenica 1º luglio.[54]

Il 1º luglio 2012, durante il congresso federale tenutosi al Forum di Assago, Maroni venne eletto a maggioranza segretario federale della Lega Nord.[55][56] Roberto Maroni iniziò a rinnovare l'assetto organizzativo nominando tre vicesegretari: il bergamasco Giacomo Stucchi vicesegretario responsabile dell'Ufficio politico e degli undici dipartimenti e due consulte, il trevigiano Federico Caner vicesegretario federale vicario con la delega a costruire la scuola di formazione del partito e la piemontese Elena Maccanti vicesegretario coordinatrice degli enti locali; inoltre Roberto Calderoli diventò il responsabile federale organizzativo del territorio.[57] Il simbolo del partito venne modificato, in quanto scomparve la parola Bossi che venne sostituita con Padania.[58]

Il 2 settembre 2013 Maroni annunciò le sue dimissioni da segretario per potersi dedicare a tempo pieno al suo incarico di Presidente della Lombardia. Dichiarò inoltre che il congresso del partito sarebbe avvenuto entro la fine dell'anno.[59] Il 7 dicembre si svolsero le primarie degli iscritti che determinarono Matteo Salvini nuovo segretario federale.[60] Il 15 dicembre, al congresso federale straordinario tenutosi a Torino, Maroni venne ufficialmente succeduto da Salvini.[61][62]

Presidente della Regione Lombardia

Nell'ottobre 2012 venne ufficializzata la candidatura di Maroni alla presidenza della Regione Lombardia nelle elezioni anticipate del 2013.[63] Della coalizione di cui faceva capo a Maroni presero parte la Lega Nord, il PdL, La Destra[64] e varie liste civiche, oltre al presidente uscente della regione, Roberto Formigoni.[65]

Il 29 gennaio 2013 annunciò che dopo il voto si sarebbe dimesso da segretario federale della Lega Nord, in caso di elezione a presidente della Lombardia per guidare istituzionalmente la creazione dell'Euroregione del Nord, in caso di sconfitta perché "un leader che si candida non può riciclarsi se viene sconfitto".[66]

Il 26 febbraio 2013 venne eletto presidente della Regione Lombardia con 2.456.921 voti (42,81%) contro il 38,24% ottenuto da Umberto Ambrosoli, secondo classificato tra i candidati presidenti.[67] Nel Consiglio regionale della Lombardia venne iscritto al gruppo della "Lista Maroni Presidente".

Nel 2016 si candidò al Consiglio comunale di Varese tra le file della Lega, risultando poi eletto (anche se solo con 335 preferenze).

Durante la sua presidenza della regione venne varata una riforma della Sanità che, tra le altre cose, unificava gli assessorati regionali di Sanità e Welfare. Come presidente della regione, Maroni si fece inoltre fatto promotore del referendum consultivo sull'autonomia svoltosi nel 2017.

L'8 gennaio 2018, durante una conferenza stampa, Maroni annunciò la volontà di non ripresentarsi alle elezioni regionali previste per il 4 marzo 2018 per motivi personali e lanciò la candidatura di Attilio Fontana, sostenuta da Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia.[68]

Ultimi anni

In seguito alla fine del suo mandato da presidente di regione, Maroni avviò una collaborazione con il quotidiano Il Foglio[69] e tenne un proprio blog su l'HuffPost.[70] Continuò a suonare l'organo Hammond in un gruppo musicale ("Distretto 51") e, appassionato di vela, effettuò nel 2018 la traversata atlantica in catamarano con cinque amici.[71]

Nel 2020 entrò nel Consiglio di amministrazione del primo gruppo ospedaliero privato d'Italia, il Gruppo San Donato.[72]

Il 30 settembre 2020, in un'intervista alla «Prealpina», ufficializzò la sua candidatura a sindaco di Varese, in vista delle elezioni comunali del 2021. Il 6 giugno 2021, tuttavia, annunciò il ritiro della candidatura per gravi problemi di salute determinati da un tumore al cervello.[73]

Il 20 ottobre 2021, nominato dalla ministra Luciana Lamorgese, si insediò come presidente della Consulta per l’attuazione del protocollo d’intesa per la prevenzione e il contrasto dello sfruttamento lavorativo in agricoltura e del caporalato, organo del Ministero dell'interno.[74]

Morì all'età di 67 anni il 22 novembre 2022 nella sua casa di Lozza,[75] dopo una lunga malattia. I funerali di Stato, deliberati all'unanimità dal Consiglio dei Ministri, si sono svolti il 25 novembre nella Basilica di San Vittore a Varese, alla presenza di numerose autorità politiche locali e nazionali.[76]

I procedimenti giudiziari

Il processo alla "Guardia Nazionale Padana"

Maroni è stato imputato a Verona nel 1996 come ex capo delle camicie verdi, insieme al altri 44 leghisti, con le accuse di attentato contro la Costituzione e l'integrità dello Stato e creazione di struttura paramilitare fuorilegge.[77][78]

Tuttavia, i primi due reati contestati sono stati ampiamente ridimensionati dalla Legge 24 febbraio 2006, n. 85[79] varata dal centrodestra allo scadere della legislatura.[80][81] Restava in piedi solo il terzo, ma anche da questo Maroni ottiene il non luogo a procedere nel dicembre 2009.[82]

Il 1º ottobre 2010, dopo le pause di qualche anno per aspettare la delibera prima di Strasburgo e poi della Corte costituzionale, sulla posizione dei 36 indagati che al tempo ricoprivano cariche di eurodeputato o di parlamentare, la difesa ha sollevato un'eccezione, con riferimento all'entrata in vigore imminente, l'8 ottobre, del nuovo codice dell'ordinamento militare che abroga l'associazione a carattere militare.[83][84]

Il 26 febbraio 2012 il giudice ha sollevato dubbio di legittimità sui 2 decreti con cui nel 2010 il governo Berlusconi aveva cancellato articoli di legge per il reato di associazione militare con fini politici.[29]

Resistenza a pubblico ufficiale

Il 16 settembre 1998 Roberto Maroni fu condannato in primo grado a 8 mesi per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale[85][86], per aver tentato di mordere un polpaccio[75] a un agente di polizia incaricato di perquisire la sede del partito in via Bellerio a Milano. La Corte di appello di Milano il 19 dicembre 2001 ha confermato la decisione di primo grado riducendo la pena a 4 mesi e 20 giorni perché nel frattempo il reato di oltraggio era stato abrogato[87]. La Cassazione nel 2004 ha poi confermato la condanna commutandola però in una pena pecuniaria di 5 320 euro.[88] Per la Suprema Corte «la resistenza» di Maroni e degli altri leghisti «non risultava motivata da valori etici, mentre la provocazione era esclusa dal fatto che non si era in presenza di un comportamento oggettivamente ingiusto ad opera dei pubblici ufficiali». In modo particolare gli atti compiuti da Maroni sono stati ritenuti «inspiegabili episodi di resistenza attiva [...] e proprio per questo del tutto ingiustificabili».[89]

Le accuse di finanziamento illecito nel 2010

Nell'ottobre 2010 viene iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Roma per finanziamento illecito per una consulenza da 60 000 euro versata ad una società denominata Mythos. L'indagine inizialmente avviata dalla Procura di Milano ipotizza che il danaro ricevuto da Maroni sarebbe stato fatturato negli anni 2007 e 2008 ma, sempre secondo la procura, la consulenza poi non sarebbe stata mai effettuata. Indagato anche Franco Boselli, manager della Mythos.[90] Tuttavia il gip di Roma, su richiesta dello stesso PM, ha archiviato l'indagine avviata in quanto i controlli all'Agenzia delle Entrate avevano dimostrato che la somma era stata fatturata accertando anche l'interruzione del contratto per rinuncia di Maroni.[91]

L'indagine Expo 2015

Il 14 luglio 2014 il Presidente della Regione Lombardia Maroni viene iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Busto Arsizio per «induzione indebita a dare o promettere utilità per presunte irregolarità» inerenti due contratti di collaborazione a termine su progetti relativi alla fiera universale Expo 2015. Con lo stesso capo di imputazione è stato notificato un avviso di garanzia anche a Giacomo Ciriello, capo della sua segreteria.[92][93]

Il 3 giugno 2015 riceve l'avviso di garanzia della chiusura delle indagini preliminari.[94] Dopo essere stato condannato in primo grado e in appello a un anno di reclusione, è stato infine assolto in Cassazione nel novembre 2020.[95] Nel 2020 Maroni è stato nuovamente rinviato a giudizio con l'accusa di aver favorito un'altra sua collaboratrice quando era presidente della Regione Lombardia.[96] Il processo viene tuttavia rinviato alla fine del 2021, su richiesta della difesa, per gravi motivi di salute dell'imputato.[97]

Vita privata

Era sposato con Emilia Macchi, conosciuta ai tempi del liceo a Varese. La coppia ebbe tre figli, Chelo, Filippo e Fabrizio.[98]

Opere

Onorificenze

Onorificenze straniere

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine pontificio Piano (Santa Sede) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine pontificio Piano (Santa Sede)
— 3 ottobre 2008[99]

Onorificenze dinastiche di ex case regnanti

Cavaliere onorario dell'Ordine di San Giorgio (Casa d'Asburgo-Lorena) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere onorario dell'Ordine di San Giorgio (Casa d'Asburgo-Lorena)
— 16 ottobre 2015[100]

Note

  1. ^ Tweet del 18/01/14, su twitter.com, 18 gennaio 2014 (archiviato il 19 gennaio 2014).
  2. ^ Intervista a Roberto Maroni. Varese News 03/09/2013
  3. ^ Maroni l'Arciere, di Carlo Zanzi, Lativa 1994, pagina 27
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  9. ^ Scheda del deputato MARONI Roberto - LNP
  10. ^ » ROBERTO MARONI, su eventi.ambrosetti.eu. URL consultato il 27 febbraio 2018.
  11. ^ "Mio figlio amava soprattutto le materie letterarie, si portava il vocabolario al mare e se lo sfogliava sotto l'ombrellone. Avrebbe voluto fare il giornalista, poi ha preferito una professione più sicura, per questo si è laureato in Legge. Ha poi passato gli esami di procuratore a L'Aquila." Maroni l'Arciere, di Carlo Zanzi, Lativa 1994, pagina 30
  12. ^ "Qualche anno più tardi si laurea e diventa avvocato, non prima di aver sostenuto l'esame di Stato a L'Aquila. Fa il praticante dall'avvocato Calligari di Varese e nel frattempo coltiva molti interessi. Per racimolare qualche quattrino si presenta a Il Giornale di Varese, dove chiede di collaborare; gli propongono una poco allettante corrispondenza da Lozza. Ma poi arriva Bossi e, come vedremo, inizia tutta un'altra storia." Alessandro Madron, Maroni, Una vita da mediano, Editori Riuniti 2012
  13. ^ La lezione del crac Ambrosiano. Corriere della Sera. Editoriale. 8 agosto 2007
  14. ^ Gialli finanziari, talmente veri da sembrare finti. Il Sole 24 ore. Tempo libero e cultura. 16 giugno 2006.
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  16. ^ L'altro stipendio di Maroni. Repubblica/Espresso. Dettaglio. 7 ottobre 2010.
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  28. ^ Napolitano: il governo non c'entra, l'ordine è partito da Verona
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  51. ^ Maroni: "Infamie, intervenga Napolitano"Saviano: "Sono stupito e allarmato", su la Repubblica, 16 novembre 2010. URL consultato il 24 gennaio 2021.
  52. ^ Lega ad alta tensione: rottura ufficiale tra Bossi e Maroni. Julienews - Rottura ufficiale tra Bossi e Maroni
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  54. ^ Maroni: "Si riparte, congresso evento storico" giorni contati anche per l'assessore Rizzi
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  79. ^ "Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione"
  80. ^ Reati di opinione, niente più carcere
  81. ^ Ora il vilipendio alla bandiera è meno grave della lite di condominio
  82. ^ Le "Camicie verdi" un'associazione militare 36 rinvii a giudizio, c'è anche un deputato
  83. ^ Processo alle «Camicie verdi». Udienza rinviata a novembre. Corriere del Veneto. Politica. 1º ottobre 2010.
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  86. ^ Zuffa con la Digos, Bossi condannato
  87. ^ Bossi condannato rischia il carcere Sono pronto, ai leader succede
  88. ^ Via Bellerio, da rifare il processo a Bossi
  89. ^ Cass. pen. Sez. VI, (ud. 09-02-2004) 09-03-2004, n. 10773
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  91. ^ Maroni prosciolto per il caso Mythos, in Corriere della Sera, 17 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 24 gennaio 2011).
  92. ^ Expo, indagato Roberto Maroni, in Il Giornale, 14 luglio 2014.
  93. ^ Expo, Roberto Maroni indagato per presunte irregolarità in due contratti, in Il Fatto quotidiano, 14 luglio 2014.
  94. ^ Milano, indagini chiuse per Roberto Maroni sugli appalti dei lavori Expo: rischia rinvio a giudizio
  95. ^ Milano, l’ex governatore della Lombardia Maroni assolto in cassazione.
  96. ^ Roberto Maroni ancora a processo: "Pressioni per un contratto a una collaboratrice".
  97. ^ Rinviato per motivi di salute il processo a Roberto Maroni - Milano Today
  98. ^ Chi è Emilia Macchi, la moglie di Roberto Maroni, su ilsussidiario.net, 22 novembre 2022. URL consultato il 22 novembre 2022.
  99. ^ Claudio Del Frate, Maroni diventa "cavaliere" del Vaticano, in Corriere della Sera, 14 ottobre 2008. URL consultato il 13 ottobre 2009 (archiviato dall'url originale il 15 aprile 2012).
  100. ^ https://www.georgsorden.at/struktur/die-ordensregierung/?L=0

Bibliografia

  • Pasquale Peluso, Panico ed insicurezza. Programmi di prevenzione e strategie di polizia, Edizioni Labrys, 2010.

Voci correlate

Collegamenti esterni

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Roberto Formigoni 18 marzo 2013 - 26 marzo 2018 Attilio Fontana
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Nicola Mancino 10 maggio 1994 - 17 gennaio 1995 Antonio Brancaccio I
Giuliano Amato 8 maggio 2008 - 16 novembre 2011 Annamaria Cancellieri II
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Cesare Salvi 2001 - 2006
(Governi Berlusconi II e III)
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