XXVI Conferenza delle Parti dell'UNFCCC

Conferenza delle Nazioni Unite sul clima

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XXVI Conferenza delle Parti dell'UNFCCC (COP 26)
COP26 Logo.png
TemaCambiamenti climatici
Apertura31 ottobre 2021
Chiusura12 novembre 2021
StatoScozia Scozia
LocalitàGlasgow
Left arrow.svg XXV Conferenza delle Parti dell'UNFCCC

La Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021, conosciuta anche come COP26, è stata la XXVI Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, programmata a Glasgow (Scozia) dal 31 ottobre al 12 novembre 2021, sotto la presidenza del Regno Unito.[1][2] La conferenza incorpora la 26ª Conferenza delle Parti (COP26), la 16ª Conferenza delle Parti del Protocollo di Kyoto (CMP16) e la 3ª Conferenza delle Parti dell'Accordo di Parigi (CMA3).

L'aspettativa di questa conferenza è che le parti si impegnino per obiettivi più ambiziosi da quelli stabiliti dalla COP21. In base all'Accordo di Parigi le parti sono tenute a svolgere ogni cinque anni una verifica degli impegni sottoscritti, un processo comunemente noto come "meccanismo al rialzo".[3]

Presidenza

Alok Sharma, Presidente della COP26

In data 13 febbraio 2020 Alok Sharma, Segretario di Stato per gli affari economici, l'energia e la strategia industriale del Regno Unito, è stato nominato Presidente della COP26.[4] In data 8 gennaio 2021 Sharma ha lasciato l'incarico di ministro ed è entrato nell'Ufficio di gabinetto per potersi concentrare a tempo pieno nel ruolo di presidente.[5]

Precedentemente, in data 20 gennaio 2020, Nigel Topping era stato nominato Alto rappresentante per il clima del governo britannico in vista dei lavori preparatori della COP26.[6] Nigel Topping era amministratore delegato di We Mean Business, consorzio di organizzazioni impegnate per il cambiamento climatico.[7]

Mark Carney, dal 1º dicembre 2019 Inviato speciale delle Nazioni Unite per l'azione climatica e le finanze[8] e Governatore della Banca d'Inghilterra sino al 15 marzo 2020, è stato nominato dal Governo britannico Consulente finanziario alla COP26.[9]

Meccanismo al rialzo

In base all'Accordo di Parigi i paesi hanno presentato i contributi determinati a livello nazionale (NDC), per ridurre le emissioni di gas serra rispetto a uno scenario di ricavi economici. Nell'ambito dell'Accordo di Parigi ogni paese avrebbe dovuto presentare contributi migliorati, determinati a livello nazionale ogni cinque anni, per rafforzare l'ambizione di mitigare il cambiamento climatico. L'Accordo di Parigi, firmato nel 2015 alla XXI Conferenza delle Parti dell'UNFCCC, prevedeva che la Conferenza del 2020 doveva essere la prima verifica del "meccanismo al rialzo".[10]

Rinvio

Inizialmente prevista dal 9 al 20 novembre 2020, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici è stata rinviata, a causa della pandemia di Covid-19, dal 31 ottobre al 12 novembre 2021.[11] I paesi ospitanti, Italia e Regno Unito, sono stati pesantemente colpiti dalla pandemia e la sede della conferenza, il SEC Centre di Glasgow, era stato convertito nell'aprile del 2020 in un ospedale COVID-19.[12]

Il segretario dell'UNFCCC Patricia Espinosa ha twittato che «alla luce degli avvenimenti in corso, per gli effetti a livello mondiale del COVID-19, non è possibile organizzare una COP26 ambiziosa e inclusiva nel novembre 2020».[13] Ha anche aggiunto che quando le economie ripartiranno, questa sarà un'opportunità di «modellare l'economia del 21º secolo in modi che siano puliti, ecologici, sani, giusti, sicuri e più resilienti».[13] Le nuove date sono state annunciate il 28 maggio 2020.[2] Era già previsto che agli inizi del 2021 il Regno Unito e l'Italia avrebbero ospitato, rispettivamente, gli incontri intergovernativi del G7 e del G20.[14]

Osservatori indipendenti hanno notato che, sebbene non direttamente correlato, il rinvio della COP26 ha dato alla comunità internazionale il tempo di attendere l'esito delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America, tenutesi il 3 novembre 2020.[15][16] Il presidente Donald Trump aveva deciso di ritirare gli Stati Uniti dall'Accordo di Parigi, sebbene non potesse entrare in vigore prima del 4 novembre 2020; mentre il suo sfidante democratico Joe Biden si è impegnato a rientrare immediatamente nell'Accordo di Parigi e a riprendere l'impegno di ridurre le emissioni dei gas serra.[17] Il 20 gennaio 2021, non appena insediato, il presidente Joe Biden ha reintegrato gli Stati Uniti nell'Accordo di Parigi.[18]

Per ridurre l'influenza delle società che sfruttano i combustibili fossili, il governo del Regno Unito ha deciso che gli sponsor «devono assumere impegni reali allo scopo di raggiungere le emissioni zero nel prossimo futuro».[19] I principali partner sono società britanniche: National Grid plc, NatWest Group, Scottish Power e SSE plc.[20] In un secondo tempo sono stati comunicati gli altri sponsor: Sky UK, Unilever, GlaxoSmithKline, Sainsbury's, Hitachi, Microsoft e Reckitt Benckiser.[21]

Città ospitante

La sede della conferenza è stata stabilita presso il SEC Centre di Glasgow.

Gli otto consigli municipali dell'area metropolitana di Glasgow hanno preso l'impegno di piantare 18 milioni di alberi entro un decennio.[22] Il progetto Clyde Climate Forest (CCF) si propone di aumentare al 20% la copertura arborea nell'area di Glasgow.[23] Dal 4 giugno 2021, in vista della COP26 di novembre, viene proiettato l'orologio del clima, in forma di luce notturna, sul Tolbooth Steeple, torre dell'orologio a Glasgow Cross.[24]

A Glasgow sono state predisposte imponenti misure di sicurezza per fronteggiare le manifestazioni da parte del movimento Extinction Rebellion e altri movimenti di protesta. Si prevede che in tutto il mondo le marce di protesta coinvolgeranno oltre due milioni di persone.[25]

Obiettivi

Mitigazione

Per limitare l'aumento della temperatura globale a 1,5 Cº, previsto dall'Accordo di Parigi, è necessario dimezzare le emissioni nel prossimo decennio e azzerare le emissioni nette di carbonio entro la metà del secolo. I paesi che hanno sottoscritto l'Accordo di Parigi si sono impegnati ad aggiornare i Contributi determinati a livello nazionale (NDC); poiché il primo ciclo quinquennale si è concluso nel 2020, è necessario che i Paesi aggiornino i loro obiettivi per il 2030.[26]

Pertanto è necessario:

  • accelerare la transizione dal carbone all'energia pulita[27]
  • proteggere e ripristinare la natura a beneficio delle persone e del clima[28]
  • accelerare la transizione verso i veicoli a zero emissioni[29]

Adattamento

Nel mondo esistono popolazioni che convivono con condizioni meteorologiche estreme, accentuate dal cambiamento del clima; pertanto al fine di dostenere le popolazioni più vulnerabili ai cambiamenti climatici è necessario:[30]

  • elaborare strategie per migliorare i sistemi di allerta precoce e costruire infrastrutture e produzioni agricole resilienti
  • proteggere e ripristinare gli habitat e costruire difese naturali contro tempeste e inondazioni
  • comunicare le iniziative in corso e i piani futuri di adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici

Finanza

La finanza internazionale per l'adattamento e la mitigazione ai cambiamenti climatici rientra tra i principali temi di negoziazione.[31] L'Accordo di Parigi prevedeva finanziamenti di 100 miliardi di dollari USA all'anno, entro il 2020, a favore dei paesi in via di sviluppo.[32] Tuttavia i paesi più ricchi non hanno mantenuto gli impegni: secondo l'OCSE nel 2019 hanno limitato gli interventi a 79,6 miliardi[33] mentre per gli Stati Uniti il presidente Biden ha promesso il raddoppio dei finanziamenti, comunque subordinati all'approvazione del Congresso.[34]

È indispensabile sbloccare migliaia di miliardi di finanziamenti privati, necessari per raggiungere l'obiettivo di zero emissioni nette entro la metà del secolo.[35]

Collaborazione

Obiettivo chiave del negoziato è finalizzare le regole necessarie per attuare l'accordo di Parigi e trasformare l'ambizione in azione.[36]

A tale fine è necessario:

  • trovare soluzione sui mercati del carbonio, creando un solido sistema di crediti di carbonio che supporti la transizione a zero emissioni nette
  • risolvere i problemi di trasparenza, mettendo in atto un sistema che incoraggi tutti i Paesi a mantenere i propri impegni
  • trovare un accordo che alimenti l'ambizione dei governi a limitare l'aumento delle temperature al di sotto di 1,5 Cº

Verso Glasgow

Youth4Climate: Driving Ambition

Cartello di protesta, che richiama il discorso di Greta Thunberg, usato durante la manifestazione del primo ottobre a Milano

Dal 28 al 30 settembre 2021, presso il Centro congressi MiCo di Milano, si è tenuta Youth4Climate: Driving Ambition, alla quale hanno partecipato 400 giovani di età compresa trai 15 e i 29 anni in rappresentanza dei 197 paesi che aderiscono alla Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.[37] I lavori sono stati introdotti dal ministro Roberto Cingolani. Molto seguiti gli interventi di Greta Thunberg («Dai leader mondiali sentiamo solo parole, bla bla bla. Le emissioni continuano ad aumentare. Possiamo invertire questa tendenza, ma serviranno soluzioni drastiche. E dato che non abbiamo soluzioni tecnologiche, vuol dire che dovremo cambiare noi.») e di Vanessa Nakate («L'Africa è responsabile solo del 3% delle emissioni globali ma gli africani subiscono gli impatti maggiori del cambiamento climatico.»).[38]

I 400 giovani delegati sono stati suddivisi in quattro gruppi di lavoro, a loro volta ripartiti in sotto-gruppi:[39]

  1. Ambizione climatica. Favorire la partecipazione dei giovani nei processi decisionali, ai fini di contribuire all'aumento dell'ambizione climatica, ovvero mettere in atto azioni concrete per il raggiungimento degli obiettivi dell'Accordo di Parigi.
  2. Ripresa sostenibile. Coniugare la ripresa economica dalla pandemia con l'attuazione degli obiettivi dall'Accordo di Parigi.
  3. Coinvolgimento degli attori non statali. Ruolo svolto dagli attori non-governativi nella lotta al cambiamento climatico e nei settori che hanno un impatto nella vita quotidiana dei giovani.
  4. Una società più consapevole delle sfide climatiche. Costruire una società più consapevole delle sfide climatiche.

I risultati dei quattro gruppi di lavoro sono stati sintetizzati in un documento, presentato giovedì 30 settembre, articolato in quattro punti:[40][41]

  1. Coinvolgimento dei giovani nelle decisioni contro il cambiamento climatico.
  2. Transizione energetica sostenibile entro il 2030 e posti di lavoro dignitosi; aiuti ai paesi più poveri; sistema finanziario trasparente; turismo responsabile.
  3. Obiettivo di zero emissioni per i soggetti privati e chiusura dell'industria dei combustibili fossili entro il 2030.
  4. Impegno dei ministri dell'istruzione e dell'ambiente a favorire un sistema educativo sul cambiamento climatico.

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi, a conclusione dei lavori ha affermato: «La vostra generazione è la più minacciata dai cambiamenti climatici. Avete ragione a chiedere una responsabilizzazione, a chiedere un cambiamento. La transizione ecologica non è una scelta, è una necessità. Abbiamo solo due possibilità: o affrontiamo adesso i costi di questa transizione o agiamo dopo, il che vorrebbe dire pagare il prezzo molto più alto di un disastro climatico. (...) Siamo consapevoli che dobbiamo fare di più, molto di più. Questo sarà l'obiettivo del Vertice a Roma che si terrà alla fine di ottobre. A livello di G20, vogliamo prendere un impegno per quanto riguarda l'obiettivo di contenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 gradi. E vogliamo sviluppare strategie di lungo periodo che siano coerenti con questo obiettivo. (...) A volte il "bla bla bla" è solo un modo per nascondere la nostra incapacità di compiere azioni ma quando si portano avanti trasformazioni così grandi bisogna convincere le persone, spiegare che numeri, come l'aumento di 1,5 gradi, non sono qualcosa di creato ad arte ma forniti dalla scienza, e le persone di questo vanno convinte.»[42]

Corteo di protesta durante lo sciopero per il clima indetto dal movimento Fridays For Future il primo ottobre 2021 a Milano

Nella mattinata del 30 settembre il presidente Draghi aveva già incontrato, nella sede della Prefettura di Milano, Greta Thunberg, Vanessa Nakate e Martina Comparelli[43] (portavoce italiana di Fridays for Future). Al termine dell'incontro il comunicato ufficiale di Palazzo Chigi confermava «l'impegno dell'Italia nella lotta ai cambiamenti climatici e nella riduzione delle emissioni inquinanti, sul piano nazionale, europeo ed internazionale».[44] Per le tre attiviste «Draghi sa quello che diciamo ma bisogna fare. Vedremo al G20».[45]

Terminati i lavori di Youth4Climate, venerdì 1º ottobre gli attivisti di Fridays for Future hanno organizzato il corteo di protesta Student Strike for Future nei pressi del Centro congressi MiCo.[46] Martina Comparelli, portavoce italiana del movimento, ha dichiarato: «Oggi inizia la PreCop, il primo passo per quella che dovrebbe essere la Cop risolutiva. Ma solo pochi leader e alcuni stakeholders – le multinazionali del fossile in primis – stanno prendendo tutte le decisioni. Non solo: osservatori e movimenti non sono nemmeno stati ammessi».[47]

Pre-COP26

La COP26 è organizzata dal Regno Unito in partenariato con l'Italia, alla quale è stato affidato il compito di ospitare la Pre-COP, che si è tenuta dal 30 settembre al 2 ottobre 2021 presso il Centro congressi MiCo di Milano.[48] I lavori sono avvenuti in presenza dei rappresentanti di 50 paesi aderenti all'UNFCCC, con interventi del vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans e dell'inviato speciale USA per il clima John Kerry.

Nella conferenza stampa conclusiva il presidente della COP 26 Alok Shama e il ministro Roberto Cingolani hanno illustrato i punti salienti da portare alla COP26 di Glasgow:[49][50]

  • maggiore impegno per mantenere il riscaldamento globale sotto 1,5 °C,
  • aumentare i contributi determinati a livello nazionale (NDC),
  • garantire il fondo da 100 miliardi di dollari ai paesi in via di sviluppo,
  • proseguire con il regolamento attuativo (Rulebook) per l'esecuzione dell'Accordo di Parigi,
  • disincentivare qualsiasi investimento in ricerche per i combustibili fossili.

G20 del 2021

Logo del G20 2021

Dall'8 all'11 luglio 2021 si è tenuta la riunione dei Ministri delle Finanze e dei Governatori delle Banche Centrali del G20. La Conferenza internazionale sul cambiamento climatico (International Conference on Climate Change) verteva sulle politiche necessarie alla decarbonizzazione e sul ruolo dei mercati finanziari nel gestire rischi e opportunità della transizione.[51] Il Simposio ad alto livello sulla politica fiscale (High Level Tax Symposium) ha affrontato il ruolo della politica fiscale nel sostenere e promuovere la transizione verso un'economia più verde e sostenibile.[52]

Il 22-23 luglio 2021 si è tenuto a Napoli la Riunione dei Ministri dell'Energia e del Clima del G20 (G20 Climate and Energy Ministers' Meeting)[53], al termine del quale, pur confermando gli obiettivi dell'Accordo di Parigi, è stato deciso di rinviare ogni decisione al vertice che si terrà a Roma il 30 e 31 ottobre 2021.[54]

Il vertice del G20 si è tenuto a Roma il 30 e 31 ottobre 2021. Ha aperto i lavori Mario Draghi, presidente di turno del G20 («Il multilateralismo è la migliore risposta ai problemi che affrontiamo oggi. Per molti versi, è l'unica soluzione possibile.»)[55] Nel corso del vertice molti sono stati gli interventi, tra i quali quello di Carlo, principe del Galles con un discorso concentrato sulla salute del pianeta e delle persone che lo abitano e sulla salute e la felicità delle future generazioni.[56]

I partecipanti al G20 di Roma hanno approvato la Dichiarazione dei leader[57] che si compone di 61 punti, tra i quali quelli ambientali:

  • Sviluppo sostenibile. Nonostante l'impatto negativo dovuto al COVID-19 vengono confermati gli obiettivi di sviluppo sostenibile, OSS (Sustainable Development Goals, SDG), conosciuti anche come Agenda 2030 (punto 9. della Dichiarazione).
  • Sostegno ai paesi vulnerabili. Apprezzamento per i recenti impegni per 45 miliardi di dollari, ulteriore passo verso l'obiettivo di «100 miliardi di dollari di contributi volontari», a favore dei paesi più bisognosi (punto 10. della Dichiarazione).
  • Sicurezza alimentare, nutrizione, agricoltura e sistemi alimentari. Impegno a raggiungere la sicurezza alimentare e un'alimentazione adeguata per tutti; a promuovere un sistema alimentare sostenibile, resiliente e inclusivo; a sradicare la povertà e garantire la sostenibilità; affrontare le sfide globali interconnesse del cambiamento climatico e della perdita di biodiversità; come sostenuto dalla Dichiarazione di Matera[58] (punto 15. della Dichiarazione).
  • Ambiente. Impegno a rafforzare le azioni per arrestare e invertire la perdita di biodiversità entro il 2030; invito alle parti che hanno sottoscritto la Convenzione sulla diversità biologica (Convention on Biological Diversity, CBD) ad adottare un approccio ambizioso, equilibrato, pratico, efficace, solido e trasformativo; sostegno all'azione dell'ONU per il ripristino dell'ecosistema nel decennio 2021-2030[59]; riduzione del 50% di terreni degradati entro il 2040 su base volontaria; sostegno del progetto ONU per raggiungere la neutralità del degrado del suolo (Land Degradation Neutrality, LDN) entro il 2030[60]; sostegno alla dichiarazione Leaders' Pledge for Nature, conseguente al vertice ONU sulla biodiversità del 30 settembre 2020[61], per assicurare che almeno il 30% del territorio globale e almeno il 30% degli oceani e dei mari siano conservati o protetti entro il 2030; sostenere gli sforzi per garantire la conservazione, protezione e uso sostenibile delle risorse naturali; adottare misure concrete contro la pesca eccessiva, la pesca illegale, il disboscamento illegale, l'estrazione illegale, il commercio illegale di animali selvatici, la movimentazione illegale e lo smaltimento di rifiuti e sostanze pericolose (punto 16. della Dichiarazione). Impegno a condividere l'innovazione e le migliori pratiche per supportare la gestione integrata delle risorse idriche (punto 17. della Dichiarazione). Impegno a intensificare le azioni per conservare, proteggere, ripristinare e utilizzare in modo sostenibile la biodiversità marina; ribadire l'impegno per il Global Coral Reef R&D Accelerator Platform, deciso nel G20 del 2020[62]; sostenere gli impegni della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, (United Nations Convention on the Law of the Sea, UNCLOS) sulla conservazione e l'uso sostenibile della biodiversità marina nelle aree al di fuori della giurisdizione nazionale; pieno sostegno al Trattato Antartico (Antarctic Treaty System, ATS), alla Convenzione per la protezione delle risorse marine viventi in Antartide (Convention on the Conservation of Antarctic Marine Living Resources, CCAMLR) e alle aree marine protette (Marine protected areas, MPA); impegno a vietare i sussidi che contribuiscono alla pesca eccessiva, in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile; impegno a ridurre la quantità di rifiuti in plastica negli oceani, in linea con l'Osaka Blue Ocean Vision deliberato nel G20 del 2019[63] sulla base delle iniziative condotte, tra l'altro, dall'Assemblea per l'ambiente delle Nazioni Unite (United Nations Environment Assembly, UNEA) (punto 18. della Dichiarazione). Consapevoli dell'urgenza di combattere il degrado del suolo e di creare nuovi serbatoi di carbonio, i partecipanti del G20 condividono l'obiettivo ambizioso di «piantare collettivamente 1 000 miliardi di alberi», concentrando gli sforzi sugli ecosistemi più degradati del pianeta e sollecitano gòi altri paesi a unire le forze con il G20 per raggiungere questo obiettivo globale entro il 2030, anche con il coinvolgimento del settore privato e civile della società (punto 19. della Dichiarazione).
  • Città ed economia circolare. Impegno ad aumentare l'efficienza delle risorse, anche attraverso il Resource Efficiency Dialogue del G20[64] riconoscendo l'importanza delle città, come sottolineato dalla Conferenza ONU Habitat III[65]; impegno a rafforzare la sostenibilità dei modelli di consumo, produzione, gestione e riduzione delle emissioni, anche mediante l'economia circolare e le azioni locali per la mitigazione del clima; sostegno alle città intermedie per soluzioni integrate e pianificazione urbana inclusiva, transizione verso l'energia pulita e sostenibile, e mobilità sostenibile per tutti, migliorare la gestione dei rifiuti, promuovere l'autoconsapevolezza e il lavoro dignitoso per donne, giovani, migranti e rifugiati; assistenza a disabili e anziani; sostenibilità della produzione del cibo; equo accesso alle innovazioni digitali. Il partenariato con la Coalition for Disaster Resilient Infrastructure (CDRI)[66] potrebbe agevolare questo programma (punto 20. della Dichiarazione).
  • Energia e clima. Conferma dell'obiettivo dell'Accordo di Parigi di «contenere l'aumento della temperatura media globale al di sotto dei 2 ºC e limitarla a 1,5 ºC al di sopra dei livelli dell'era preindustriale», anche come mezzo per consentire il raggiungimento dell'Agenda 2030 (punto 21. della Dichiarazione). Perseguire gli obiettivi dell'Accordo di Parigi, seguendo le valutazioni dell'IPCC, per arrivare alle emissioni zero dei gas serra «entro o intorno alla metà del secolo». I paesi membri del G20 possono contribuire in modo significativo alla riduzione delle emissioni globali e si impegnano di intraprendere ulteriori azioni nel decennio in corso e per formulare, implementare, aggiornare e migliorare, ove necessario, i Contributi determinati a livello nazionale (Nationally Determined Contributions, NDC) per il 2030, e formulare strategie a lungo termine che stabiliscano percorsi chiari e coerenti con il raggiungimento dell'equilibrio tra emissioni antropiche e rimozione dai serbatoi di carbonio entro o intorno alla metà del secolo, tenendo conto di diversi approcci, tra cui l'economia circolare del carbonio (Circular Carbon Economy, CCE), sviluppi economici, economici, tecnologici e di mercato e promuovere le soluzioni più efficienti. Riconosciamo gli sforzi compiuti fino ad oggi, compreso lo zero netto e gli impegni per la neutralità carbonica (punto 23. della Dichiarazione). Collaborazione con l'Agenzia internazionale dell'energia nelle azioni di Sustainable Recovery Tracker[67]; garantire l'accesso all'energia pulita per tutti, incentivare la ricerca e sviluppo e il trasferimento di tecnologia a condizioni concordate (punto 24. della Dichiarazione). Gli impatti del cambiamento climatico colpiscono tutti i paesi del mondo, in particolare i più poveri e vulnerabili; i leader del G20 confermano l'impegno assunto dai paesi sviluppati di «mobilitare complessivamente 100 miliardi di dollari all'anno» a partire dal 2020 e sino al 2025 per rispondere alle esigenze dei paesi in via di sviluppo; prendono nota che l'obiettivo previsto nel Climate Finance Delivery Plan, redatto sulla base delle stime dell'OCSE, sarà raggiunto entro il 2023[68]; ricordato che uno obiettivi dell'Accordo di Parigi è rendere i flussi finanziari coerenti con un percorso verso basse emissioni di gas serra, incoraggiamo le istituzioni finanziarie internazionali, comprese le banche multilaterali di sviluppo (Multilateral development bank, MDB)[69], di intensificare gli sforzi per perseguire gli scopi previsti dall'accordo di Parigi (punto 25. della Dichiarazione). Le emissioni di metano rappresentano un contributo significativo del cambiamento climatico e riconoscere che la sua riduzione può essere uno dei modi più rapidi, più fattibili e più convenienti per limitare il cambiamento climatico e i suoi effetti; accogliamo con favore l'istituzione dell'Osservatorio internazionale delle emissioni di metano (International Methane Emissions Observatory, IMEO)[70] (punto 26. della Dichiarazione). Il G20, in collaborazione con il Forum internazionale dell'energia (International Energy Forum, IEF)[71], faciliterà un dialogo tra produttori e consumatori per rafforzare efficienza, trasparenza e stabilità dei mercati energetici; incentiva il ruolo della digitalizzazione per migliorare la sicurezza energetica e stabilità del mercato attraverso una migliore pianificazione energetica, garantendo nel contempo la sicurezza dei sistemi energetici contro i rischi di attacchi, anche attraverso l'uso doloso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT) (punto 29. della Dichiarazione).
  • Finanza sostenibile. La finanza sostenibile è fondamentale per promuovere transizioni ordinate e giuste verso economie verdi e più sostenibili e società inclusive, in linea con l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e l'Accordo di Parigi. Il G20 appoggia la costituzione del Gruppo di lavoro per la finanza sostenibile (Sustainable Finance Working Group, SFWG)[72] che ha predisposto la Roadmap per la finanza sostenibile (Sustainable Finance Roadmap) e il Rapporto di sintesi (Synthesis Report); la Roadmap è un documento pluriennale che guiderà l'agenda del G20 su clima e sostenibilità. Il G20 sostiene il Consiglio per la stabilità finanziaria (Financial Stability Board, FSB), che monitora i rischi finanziari derivanti dal cambiamento climatico e redige delle raccomandazioni sul sistema finanziario internazionale; sostiene la Fondazione IFRS (International Financial Reporting Standards Foundation), che emana i principi contabili internazionali e fisserà gli standard di divulgazione delle informazioni finanziariamente rilevanti sulla sostenibilità[73] (punto 31. della Dichiarazione).

Note

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